Parrocchia Santi Biagio e Stefano


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8 Giugno 2008: celebrazione del Sacramento della Confermazione a Forino.


Lo scorso 8 giugno nella Chiesa di San Biagio in Forino alle ore 11.30 si è svolta la cerimonia della Cresima. Il Vescovo S.E. Mons. Francesco MARINO ha imposto il sacramento a 24 ragazzi della parrocchia, preparati da Padre Gianluca ZANNI e dalla catechista Olga TUFANO.

Il Vescovo, nella sua omelia, ha ricordato che nella vita di ogni essere umano vi sono delle tappe particolari e proprio in questi momenti più importanti e impegnativi l’uomo sente che la sua esistenza si apre al Divino.

I sacramenti sono, infatti, i segni sacri che mettono in comunicazione Dio e l’uomo e accompagnano la vita del cristiano dalla nascita alla morte. Sono i segni visibili più importanti in cui si fa presente lo Spirito Santo; in particolare, il sacramento della Cresima, che insieme al Battesimo e all’Eucarestia è un sacramento dell’iniziazione cristiana, offre a chi lo riceve, la grazia di vivere in unione con Gesù e di testimoniare con coraggio la propria fede.

Fin dal Battesimo diventiamo cristiani, cioè degli “Unti”, dei consacrati proprio come Gesù, ma solo con la Confermazione, detta appunto anche Cresima (da “Crisma”), questo Santo olio diviene un sacramento.

Se nel Battesimo questa unzione è l’avvio del cammino cristiano, nella Confermazione questo segno diventa un impegno a diventare nel mondo un testimone veritiero e riconoscibile di Cristo, infatti come la nascita è accompagnata dal sacramento del Battesimo, per sottolineare che ogni persona è un figlio voluto e amato da Dio, così la crescita è accompagnata dal sacramento della Confermazione, segno dell’aiuto che Dio offre a coloro che confermano la propria fede.

S.E. il Vescovo, celebrando il rito, ha imposto le mani sulle teste dei cresimandi, ha invocato lo Spirito Santo e con il crisma ha tracciato una croce sulla fronte di ognuno, rendendoli così “soldati” di Cristo.

Agli auguri del Vescovo, rivolto ai 24 cresimandi, ai padrini e alle madrine, ci uniamo anche noi come comunità parrocchiale: che lo Spirito Santo li faccia crescere e sviluppare fortemente nella vita spirituale rendendoli consapevoli, coerenti, decisi, coraggiosi, spiritualmente adulti e grandi.

Lo Spirito Santo sia per loro e per noi la guida, la luce, la forza che rende tutti liberi e forti nel cammino spesso tortuoso e non sempre facile della nostra vita terrena.


Assunta e Ambrogio Parise


Forino: 10 Aprile 2008

Il giovedì 10 aprile, nel salone parrocchiale di Forino, si è tenuto il terzo incontro per i giovani tenuto dal padre passionista Antonio Coppola. La serata ha permesso di approfondire il tema della speranza che caratterizza i cristiani, analizzando il rapporto che i giovani hanno con Gesù.

Alle 19:30 è iniziato l’incontro, facendo un po’ il punto della situazione a riguardo degli incontri precedenti. Il tema che sta conducendo questo momenti è quello della speranza, e di come i giovani si pongono in relazione a questa tematica. P. Antonio ha presentato tre modelli diversi di speranza, che corrispondono a tre modi differenti di porsi nei confronti di Cristo. Si mostrava come il modo in cui si rivolgeva a Gesù il “ladrone cattivo”, il quale sperava soltanto che lo facesse scendere dalla croce, evidenziando solo il desiderio di un tornaconto personale. Questa speranza è stata evidentemente disattesa, in quanto il ladrone è morto, come Gesù, sulla croce. Il secondo modello proposto è stato quello dei discepoli di Emmaus. “Noi speravamo che …”(Lc 24, 21) esordirono i due quando incontrarono quello straniero sulla strada verso Emmaus. Ma le loro speranze erano di un liberatore politico, che avesse combattuto e liberato il popolo d’Israele dal nemico di turno che all’epoca era l’impero romano. Anche le loro speranze restarono disattese, ma quello straniero gli ha permesso di comprendere il loro errore … “Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti. Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?”(Lc 24, 25-26). Infine è stato mostrato l’atteggiamento assunto dal “buon ladrone” nei confronti di Gesù. Egli non desiderava di aver salva la vita, o cose del genere, ma ha creduto in Lui, riconoscendo che Gesù veniva condannato senza colpa, e gli ha chiesto di non essere dimenticato quando sarebbe entrato nel suo regno. Così egli ha ricevuto la ricompensa: “Oggi sarai con me nel paradiso” (Lc 23, 43).
Queste riflessioni hanno permesso di interrogarsi sul rapporto che ciascuno ha, o sta costruendo, con Gesù: come ci poniamo noi di fronte a Lui? Qual’è il nostro atteggiamento nei suoi confronti? Cosa speriamo da Lui?
A questo punto sono stati formati tre sottogruppi, dove si potesse riflettere sulle considerazioni appena fatte, in modo che ciascuno condividesse agli altri un po’ di se stesso. Ci si è resi conto, così, che molti pongono in Gesù soltanto speranze passeggere. Mi rivolgo a Lui per chiedergli una guarigione, che poi non arriva. Gli chiedo che si risolva quel problema, ma non si risolve. Il rapporto così inizia ad essere conflittuale e ci si domanda dov’è Dio quando si ha bisogno di Lui.
Dalle riflessioni, però, ci si rendeva conto che nei confronti di Cristo si assume un atteggiamento sbagliato. Dov’è il mio impegno perché si risolva quel problema? Quanto mi metto in gioco veramente nel rapporto con Lui? Desidero davvero avere un rapporto reale con Lui, oppure me ne servo solo quando ne ho la necessità?
Sulla scia di queste domande che ronzavano tra i partecipanti, si è ritornati nel salone, dove P. Antonio ha fatto un po’ di considerazioni conclusive, riprendendo quello che si era detto nei tre sottogruppi.
Occorre cambiare atteggiamento nei confronti di Gesù, e soprattutto andarlo a cercare realmente, come una persona che cammina accanto a noi, e non solo come colui che deve risolvere i nostri problemi. Dove lo troviamo? Dove possiamo fare questo incontro? Innanzitutto è importante andarlo a cercare nella Scrittura, egli stesso spiega il senso delle Scritture ai discepoli in cammino verso Emmaus. Questo è un luogo privilegiato di incontro con lui. Inoltre essi lo riconobbero dallo spezzare il pane. La mensa dell’Eucaristia è l’incontro per eccellenza con Gesù, ma essa è espressione della condivisione con gli altri, del mettere in comune con gli altri i propri talenti, aiutare gli altri e vivere da fratelli. Il bisogno di restare con Gesù, “resta con noi perché si fa sera” (Lc 24, 29), può condurci ad avvicinarci sempre di più a Lui, ed essere così noi a restare con Lui.


MMS : Metti in Moto la Speranza

2° Incontro – 6 marzo 2008

“Chi è Dio per te?” così è iniziata la fase centrale del secondo incontro giovani, quella che ha lasciato spazio alle voci di tutti. Abbiamo iniziato questa ricerca del “senso della vita” ed eccoci qui nuovamente a riflettere per riappropriarci di noi stessi, iniziando ad ascoltare quell’attesa più o meno indefinita che ognuno si porta dentro, un’attesa che, come abbiamo visto nel primo incontro, si esprime in diversi richiami e così ci sono attese frenetiche, passive, morte, illusorie, costruttive e operose. Individuare e interpretare nel modo corretto quelle conformi al nostro essere aiuta a crescere. Ma le attese vanno animate dalla speranza! E da qui siamo ripartiti, con la domanda di apertura. Sembra semplice di primo impatto … Chi è Dio per te?... ma in effetti come prima reazione fa cadere tutti in un profondo silenzio. Allora per rompere un po’ il ghiaccio e per cercare di esprimere quello di cui ci si rende conto si ha difficoltà a parlare, ci si prepara il terreno andando per gradi, facendo riferimento a un’altra situazione, più immediata: il rapporto con il proprio fidanzato o la propria fidanzata, e rispondendo alla domanda: cosa è per te lui o lei? Più facile sembra la risposta. Ed ecco che, capito il senso della domanda principale, si prova ora, che ci si è anche aperti un po’ e il clima è diventato meno rigido, ad esprimere quello che si sente nei riguardi di Dio: “E’ una presenza fissa nella mia vita … ”, “E’ una guida …”, “ E’ una persona a cui mi rivolgo nei momenti difficili …”, “E’ come un padre …”, “E’ un punto di riferimento …”, “Lo prego …” A questo punto tentiamo di definirlo con un’unica parola … unico, misericordia, grande, immenso, come un padre … e su quest’ultima frase ci fermiamo un attimo: togliamo il come, togliamo l’un, e mettiamo la P maiuscola: Dio è il Padre! … E quindi noi siamo tutti fratelli! Qualcuno l’ha definito come una persona, ma come la immagini questa persona? Come immagini Dio? È una persona fisica? Se pensiamo al Vecchio Testamento, Dio era invisibile e si manifestava con elementi naturali: luce, fuoco, acqua, … Poi con il Nuovo Testamento che è successo? Nel Credo, nella preghiera in cui noi professiamo la nostra fede, come diciamo? << Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutti le cose visibili e invisibile. Credo in un solo Signore Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio nato dal Padre, prima di tutti i secoli … generato, non creato, della stessa sostanza del Padre. Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo, e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo. Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto. Il terzo giorno è risuscitato, secondo le Scritture, è salito al cielo, siede alla destra del Padre... Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e dal Figlio … >> Chi è Gesù Cristo? È il Verbo! È la seconda persona della Santissima Trinità! È Dio? Non tutti forse sono proprio sicuri sulla risposta, qualcuno è indeciso, ma “Si!” È vero Dio, quanto è vero uomo! Noi affermiamo qualcosa di forte: CREDO IN! Noi possiamo credere a, possiamo credere che, possiamo credere in, ed è un crescendo: credo alle tue parole, credo che tu sei buono, credo in te! … Sapete che vuol dire Gesù Cristo? Solo Cristo vuol dire “L’unto di Dio”, ma Gesù vuol dire “Colui che salva”! … Per noi uomini e per la nostra salvezza, si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo! Gesù, vero Dio, si è incarnato … e tutto questo fa parte della nostra fede! Noi crediamo nella Santissima Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo! L’unità e la trinità di Dio, insieme all’Incarnazione, Passione, Morte e Resurrezione di nostro Signore Gesù Cristo sono i misteri principali della nostra fede!
Ma torniamo a quello che stavamo dicendo prima, abbiamo chiarito che Dio è Padre, ma un’unica parola per definirlo? Qualcosa di più ancora di quello che è stato detto …
“Dio è Amore!” Non c’è altra parola per esprimere meglio chi è Dio! Dio è AMORE! E amore nel suo concetto più ampio!
Fatte queste premesse, riprendiamo il discorso di fondo dei nostri incontri: abbiamo parlato di attese, ma abbiamo parlato di speranza! Ma …
Cos’è per te la speranza?“Da cristiano la mia speranza ultima è di stare un giorno in gloria con Dio! Se mi soffermo più sulla quotidianità, spero che nel mio futuro ci sia serenità, salute, … per me, per la mia famiglia, … spero in uno stato di benessere” … E questo è comune e condivisibile da tutti. Se, invece, ci si chiede: Cosa speri oggi 6 marzo? Cosa speri domani 7 marzo? ... I primi pensieri di ognuno su cosa si spera il giorno dopo riportano alle attività quotidiane e così: “Spero che il prof. di tedesco non venga e salti 4 ore!”, “Spero che piova, così non vado a lavorare …” , “Spero che mi svegli …”, “Spero che vada bene l’esame..” Beh queste sono speranze, sono speranze umane! Ma accanto a queste c’è una speranza cristiana che è quella a cui abbiamo accennato prima: essere un giorno con Dio! Questa speranza va alimentata quotidianamente … ma come? “Con gesti di carità e con la preghiera, ogni giorno cerco di fare un passo in più che mi avvicini a Dio, attraverso azioni verso il mio prossimo …” Pensate alle 4 ore che speravate di trascorrere senza il prof … Il prof. davvero non viene! Allora potete chiacchierare con i vostri amici, oziare, scherzare … ma se in queste ore di svago notate una vostra compagna in disparte e vi avvicinate chiedendole semplicemente come sta, avete fatto quel passo in più! Non è sempre facile, specialmente in famiglia, riuscire a porre in essere delle “buone azioni” … anche perché sono azioni caratterizzate dalla gratuità! Ma così noi ci avviciniamo a Dio … e la vera speranza è proprio Gesù!


MMS: Metti in Moto la Speranza

DALLA PRIMA PAGINA...

Il testo della canzone
Un senso di Vasco Rossi (Voglio trovare un senso a questa vita anche se questa vita un senso non ce l’ha…..) è stato il punto di partenza della tematica affrontata: la necessità di trovare un motivo forte per vivere. È la fondamentale questione del “senso della vita”: non tenerne conto sarebbe davvero un grosso errore! … ne va di mezzo la nostra felicità e la nostra realizzazione personale. Non darsi delle risposte a certe domande decisive: (la vita, la morte, l'amore, la sofferenza…) inevitabilmente porta ad una lenta "morte" quotidiana, un senso di vuoto, una scontentezza interiore, un disagio esistenziale. E allora è importante fermarsi per riappropriarci di noi stessi, iniziando ad ascoltare quell’attesa più o meno indefinita che ognuno si porta dentro. In realtà è il proprio avvenire che bussa alla porta della vita. Un’attesa che si esprime in differenziati richiami: attese dentro di sé, attese su di sé, attese attorno a sé. Ma non ogni attesa equivale all'altra. Ogni aspettativa si qualifica per ciò a cui risponde, per l'obiettivo che persegue, per il livello dell'essere in cui si radica. Bisogna perciò vederci chiaro tra le varie attese, in vista di autentica crescita.
Attese frenetiche
Sono proprie di chi si dà da fare senza sosta, in maniera esagerata, per raggiungere qualcosa che mai lo soddisfa. Solitamente costui cerca di sfuggire a se stesso, ai suoi veri problemi, alle vere attese del suo essere profondo. Manca del coraggio di fermarsi per pensare, per commisurare il suo forzo, le sue attese con gli obiettivi perseguiti e con le reali possibilità.
Le attese passive
Sono quelle tipiche di chi non e stato educato a guardare molto oltre il suo presente, oppure ha subito una grave sconfitta che ha fiaccato la sua fiducia. La rassegnazione passiva, il vivere alla giornata scandiscono un'esistenza spesso incolore. Allora aspetta che avvenga qualcosa. Se non avviene, fa lo stesso.
Le attese morte
Sono presenti in chi non spera più.. Vede buio davanti a sé e non ha più fiducia nei fratelli, meno ancora in se stesso.
A volte c'è un vuoto interiore mai confidato, una «sabbia mobile
» interna che inghiotte ogni tentativo di ritrovare un solido fondamento.
Le attese illusorie
Si ritrovano soprattutto in chi vive più o meno rinchiuso nei suoi sogni e nelle sue idee, perchè timoroso di affrontare la realtà del vivere quotidiano o perchè non consapevole delle proprie reali capacità. Ci si aggrappa allora a un mondo prevalentemente costruito secondo i propri desideri e bisogni. È il regno dei surrogati di vario tipo come la droga, l'alcool, la pornografia, le manie varie, ecc...
Attese costruttive e operose
Si ritrovano in chi a poco a poco ha stabilito un contatto sostanzialmente vero con se stesso, con gli altri, con Dio e con il creato. Esse sono espressione di una esigenza basilare: divenire qualcuno che vale, una persona che sa amare ed essere amata, che si sente competente, capace di farcela e di essere riconosciuto come tale, una persona orientata alla felicità, intuita come pienezza di essere. Si tratta di qualcosa che vale, che resiste al tempo; fa da base e da scopo. Per esso vale la pena di spendere la vita.

La lettura poi della prima parte del racconto evangelico di Luca 24, 13-21, (la delusione dei discepoli di Emmaus: noi speravamo che…), è risultata l’esplicitazione concreta di quelle attese illusorie che albergano in tanti cuori giovani, diventando fonte di forti delusioni e di paralisi di sé assai pericolose. Pertanto, risulta veramente determinante per la qualità della propria vita educare la capacità di attendere aprendosi verso le proposte di vita conformi al proprio vero essere; proporzionando le attese alle concrete possibilità proprie e impegnando se stessi nel presente con una vita responsabile. Solo così si riesce a far lievitare la propria vita da attese costruttive, attese, però, che siano animate dalla speranza, perché la sola attesa porta a vivere il tempo come qualcosa che viene verso di noi, mentre la speranza ci spinge verso il tempo. Illuminanti a tale proposito le parole del prof. U.Galimberti: “Quando l'attesa è disabitata dalla speranza nei giovani subentra la noia, dove il futuro perde slancio e il presente si dilata in uno spessore opaco dove il tempo oggettivo, quello dell'orologio, cadenza il suo ritmo sul tempo vissuto che si è arenato, infossato, arrestato. Nella noia, infatti, ogni attesa è risucchiata, ogni speranza è estinta, non ci sono più né progetti né storia, ma tutto affoga nel gorgo di un presente in cui ogni orizzonte di senso si inaridisce e si spegne. E' a questo punto che dalla noia si passa alla depressione, sempre più diffusa tra i giovani. Senza attesa e senza speranza il tempo si fa deserto e, in assenza di futuro, farà la sua comparsa quell'ospite inquietante che abbiamo chiamato nichilismo”.

Forino, Domenica 3 Febbraio
Festeggiato San Biagio,
Vescovo e martire patrono della omonima comunità parrocchiale


Festa religiosa in onore di San Biagio, patrono della comunità parrocchiale a lui dedicata nella città di Forino (Av), ieri 3 febbraio 2008. C’è stata infatti molta e sentita partecipazione alle due solenni concelebrazioni, officiate entrambi da padre Antonio Rungi, teologo morale, missionario passionista e superiore provinciale emerito dei passionisti di Napoli e concelebrate da padre Gianluca Zanni, parroco della comunità da soli pochi mesi, dopo aver svolto il suo servizio di vice-parroco, per tre anni circa nella stessa comunità parrocchiale di Forino. Sia alla celebrazione delle ore 10, di ieri domenica 3 febbraio 2008 e sia alla celebrazione della sera, delle ore 18.00, si sono registrati complessivamente oltre 600 fedeli che hanno condiviso la preghiera in onore del santo patrono della parrocchia.

Padre Rungi ha tenuto due vibranti e sentite omelie sulla vita e sulla figura di San Biagio sottolineando alcuni aspetti fondamentali della vita cristiana, che è vita di fede, di carità e di speranza, vita in difesa e a servizio della vita umana. Nel richiamare l’attenzione sulla giornata nazionale della vita, la XXX che si celebrava ieri, facendo eco alle parole del Santo Padre Benedetto XVI, padre Rungi, soprattutto nella celebrazione serotina ha sottolineato l’importanza di servire la vita e di proteggerla dal momento del concepimento e fino al naturale termine. Nell’omelia della mattina, invece, aveva sottolineato l’importanza di una testimonianza di fede coraggiosa, adulta e matura in un mondo lontano da Dio e senza Dio.
San Biagio che ha accettano la prova suprema di offrire il suo sangue per testimoniare l’amore a Cristo, patendo il martirio all’indomani della conclusione delle persecuzioni (quasi certa il 316 il suo martirio a Sebaste in Armenia, dove era anche vescovo della comunità) è stato riproposto come modello attualissimo di santità e di coraggio nella fede, in un contesto di paganesimo molto diverso dal suo tempo. Le due celebrazioni delle sante messe sono state animate dai canti delle Cori parrocchiali di Forino, che come è noto sotto un solo titolo dei Santi Stefano e Biagio racchiude due parrocchie con storie, tradizione ed esperienze cristiane diversificate, ma integrative l’uno a l’altro. Tanto è vero che ieri le due celebrazioni si sono svolte entrambi nella Chiesa parrocchiale di San Biagio, alle quali hanno partecipato quasi tutti gli abitanti di Forino, considerato il fatto che oltre 600 fedeli hanno vissuto la bellissima esperienza di fede e di culto in onore di questo grande santo, molto venerato a Forino, tanto da riservare a San Biagio anche delle significative tradizioni come quella della benedizione dei “taralli”, chiamati il pane di San Biagio, a testimonianza del grande amore che questo santo nutriva verso i poveri e i bisognosi: un vero pastore che va a sostenere il cammino incerto di tante pecorelle smarrite nel corpo e nella mente. In entrambi le messe officiate da padre Rungi è stato benedetto l’olio di San Biagio, con il quale padre Gianluca e padre Antonio hanno unto la gola di tutti i fedeli presenti, molti dei quali giovani, ragazzi e bambini a conferma di una tradizione in onore del santo che si trasmette da padre in figlio da moltissime generazioni. Così pure sono stati distribuiti i taralli benedetti alla conclusione della messa della mattina e tutti per devozione hanno portato a casa, soprattutto agli ammalati, i taralli benedetti. Come pure la maggior parte dei presenti ha avuto l’accortezza di chiedere al sacerdote qualche goccia di olio benedetto da portare ai propri familiari o ammalati rimasti a casa. La doppia celebrazione eucaristica è stata resa più solenne anche con la partecipazione dei ministrati, soprattutto bambini, che hanno assicurato il loro servizio all’altare con gioia e competenza, sotto l’attenta regia del parroco. A conclusione delle due sante messe padre Gianluca ha voluto ringraziare pubblicamente padre Antonio per aver accettato l’invito e per aver offerto ai fedeli della parrocchia una giornata di preghiera e di meditazione nel nome di San Biagio. E’ stata una bellissima giornata molto sentita e soprattutto i fedeli hanno dimostrato di gradire in modo speciale quanto padre Rungi ha detto con semplicità, ma con incisività e profondità sulla vita di San Biagio e sui risvolti che essa ha sulla vita di tutti i suoi devoti e fedeli.
La festa è stata anche l’occasione per pubblicizzare la positiva iniziativa intrapresa dal parroco con i suoi collaboratori di aprire un sito web e di allestire un bellissimo calendario parrocchiale, tutto a colori, ove vengono riportate le date delle fede e le varie iniziative che saranno svolte, con l’aiuto di Dio, nel corso dell’intero anno 2008. Un anno iniziato con questa predicazione di padre Antonio Rungi in occasione della festa di San Biagio e che vedrà la presenza di altri passionisti nel corso dell’anno, soprattutto in occasione delle varie feste e circostanze della vita parrocchiale. In tal modo anche la predicazione tipica della Congregazione della Passione (Passionisti) avrà maggior opportunità ed occasione di svolgerla anche nella parrocchia dei Santi Stefano e Biagio in Forino, con il buon gradimento dei fedeli della comunità che hanno espresso il loro apprezzamento per la presenza di padre Rungi in questa festa religiosa dedicata al protettore dei mali della gola.


Lettera del Teologo di P. Antonio Rungi

Carissimi Fedeli della Parrocchia dei Santi Biagio e Stefano

Insieme nella preghiera e nel culto per la festa di San Biagio

Sono particolarmente grato a padre Gianluca Zanni, mio confratello, dell’invito che mi ha rivolto per predicare a voi in occasione della festa di San Biagio il 3 febbraio p.v. Nelle due celebrazioni della giornata di Festa, che coincide con la Domenica, avremo modo di approfondire la testimonianza di vita di questo grande santo e martire della Chiesa che è venerato ovunque in Italia e nel mondo, soprattutto nel nostro Sud. Intorno alla sua figura sono nate e si sono trasmesse di generazione e in generazione tante sane tradizioni, tra cui quella esclusiva della vostra comunità parrocchiale e cittadina della benedizione e della distribuzione dei taralli in onore del santo. Molto conosciuta è l’unzione della gola con l’olio benedetto in onore di San Biagio, per ottenere la grazia della protezione della salute fisica e spirituale delle nostre persone e dei nostri cari, nonché la guarigione di quei mali che interessano l’apparato fonatorio, per i quali tantissimi nostro fratelli soffrono terribilmente. Facendo tesoro della Parola di Dio della IV Domenica che ascolteremo il 3 febbraio, la nostra riflessione si concentrerà sui testi della sacra scrittura e parimenti sulla vita e la testimonianza di santità e di impegno apostolico di questo grande e popolare santo che è Biagio, che oltre a morire per la fede ha servito Cristo con l’ufficio di vescovo. Governava, si ritiene, la comunità di Sebaste d’Armenia quando nell’Impero romano si concede la libertà di culto ai cristiani: nel 313, sotto Costantino e Licinio, entrambi “Augusti”, cioè imperatori (e pure cognati: Licinio ha sposato una sorella di Costantino). Licinio governa l’Oriente, e perciò ha tra i suoi sudditi anche Biagio. Il quale però muore martire intorno all’anno 316, ossia dopo la fine delle persecuzioni. Per Biagio i racconti tradizionali, dette “Passio”, ovvero racconti del martirio, vogliono soprattutto stimolare la pietà e la devozione dei cristiani; per cui sono racconti ricchi di vicende prodigiose, ma allo stesso tempo incontrollabili. Il corpo di Biagio è stato deposto nella sua cattedrale di Sebaste; ma nel 732 una parte dei resti mortali viene imbarcata da alcuni cristiani armeni alla volta di Roma. Una improvvisa tempesta tronca però il loro viaggio a Maratea (Potenza): e qui i fedeli accolgono le reliquie del santo in una chiesetta, che poi diventerà l’attuale basilica, sull’altura detta ora Monte San Biagio, sulla cui vetta fu eretta nel 1963 la grande statua del Redentore, alta 21 metri.
Al nostro amato e venerato protettore San Biagio, vogliamo rivolgerci nei giorni di festa in questa comunità parrocchiale a lui dedicata, perché dia salute fisica e spirituale a tutti i suoi devoti e a tutti gli abitanti di Forino.
Vi invito a prendere parte alla doppia celebrazione in onore di San Biagio, domenica 3 febbraio 2008, alle ore 10.00 e alle ore 18.00, che ho l’onore di celebrare con voi, presentando la vita e l’opera di questo grande santo, di cui, purtroppo sappiamo poco, ma che di lui sa moltissimo la gente di perché è un santo che porta nel cuore, venera profondamente e al quale è riconoscente per le tante grazie ricevute.

P. Antonio Rungi C.P.
Missionario passionista





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